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            Saddam Hussein rifiuta di svendere l’Irak.

 

 

    Una rivista egiziana pubblica il resoconto di un incontro in prigione fra

    Saddam Hussein e Donald Rumsfeld.

 

(Traduzione dall’arabo di Muhammad Abu Nasr)

 

La rivista egiziana al-Usbu’ ha pubblicato Martedi’ 2 Maggio cio’ che dice essere il te-sto di una conversazione avvenuta fra il Presidente dell’Irak Saddam Hussein ed il Se-gretario americano della Difesa Donald Rumsfeld durante il suo recente viaggio a Bagh-dad, nel corso del quale egli fece visita al leader iracheno detenuto.  La rivista al-Urbu’ precisa che i dettagli dell’incontro sono stati rivelati da fonti politiche.

 

La rivista comunica che l’incontro ha avuto luogo dopo l’intensificarsi degli attacchi della Resistenza Irachena contro le forze d’occupazione americane ed i loro alleati ed accoliti in Irak. Le fonti d’informazione hanno riferito che gli americani hanno perso negli ultimi tre mesi piu’ di 1.600 uomini fra morti e feriti, e che essi hanno ammesso ufficialmente soltanto una parte di tali perdite. Dalle informazioni ottenute risulta che  il Presidente americano George W. Bush ha tenuto un incontro col suo gruppo direttivo durante il quale si e’ trattato di come fermare in Irak la violenza della Resistenza onde risparmiare vite americane e porre termine al continuo deteriorarsi dei rapporti fra gli Stati Uniti ed i loro alleati e gli altri paesi che hanno inviato forze armate ad occupare l’Irak. Il comando americano era giunto alla decisione di offrire al Presidente dell’Irak Saddam Hussein di rilasciarlo e condurlo in un luogo a sua scelta al difuori dell’Irak purche’ accettasse di comparire in televisione e di chiedere alla Resistenza che cessasse le sue operazioni armate e si costituisse in un partito politico che partecipasse al proces-so politico avviato in Irak dalle forze d’occupazione americane.   

 

Bush ha affidato al suo Segretario di Stato Donald Rumsfeld l’incarico di recarsi im-mediatamente in Irak ad affrettare la sollecita formazione di un nuovo “governo” irache-no fantoccio e incontrarsi con i “capi” iracheni venuti fuori dai risultati delle “elezioni” del 30 Gennaio scorso tenute sotto la minaccia delle armi americane nell’Irak occupato. Contemporaneamente, pero’, Rumsfeld doveva incontrarsi col Presidente iracheno Sad-dam Hussein nella sua prigione americana presso l’Aeroporto Internazionale Saddam sito ad ovest di Baghdad.

 

Si e’ appreso che l’incontro Saddam Hussein - Rumsfeld e’ durato quasi un’ora, e che ha avuto luogo alla presenza del comandante delle forze americane in Irak. Rumsfeld ha poi fatto seguito all’incontro inviando al Presidente Bush un rapporto al quale ha allega-to il verbale del di lui incontro col Presidente iracheno dando inoltre suggerimenti sul comportamento da adottarsi dagli Stati Uniti in merito ai futuri sviluppi della situazione irachena. Si dice che egli abbia sottolineato la necessita’ di allacciare in vario modo trat-tative politiche con la Resistenza irachena e col Presidente Saddam Hussein.

 

Nel suo rapporto - ha affermato la rivista al-Urbu’ - Rumsfeld ha messo in rilievo che la situazione in Irak stava diventando sempre piu’ pericolosa, dicendo che la Resistenza Araba appariva adesso, nel suo insieme, come un esercito organizzato, ben allenato, e sostenuto da importanti rifornimenti in armi e materiali. Rumsfeld precisava inoltre che il numero dei combattenti della Resistenza irachena aveva ormai raggiunto la cifra di 400.000 in servizio attivo e che piu’ di cinque milioni di persone sostenevano la Resi-stenza.

 

Rumsfeld diceva che gli avvenimenti di al-Fallujah avevano influito negativamente sulla situazione della sicurezza, e che la Resistenza era riuscita ad utilizzare a suo profitto la “lotta al terrorismo” bandita dagli Stati Uniti. Aggiungeva poi che i giovani iracheni facevano a gara fra loro nell’arruolarsi come volontari nelle file della Resisten-za.

 

Rumsfeld confermava inoltre che i diversi nomi con i quali molte organizzazioni della Resistenza si presentano qua e la’, altro non sono che vari fronti dell’organizzazione del Partito Arabo Baath che opera attualmente sotto la direzione di Izzat Ibrahim ad-Duri, Vice Presidente dell’Irak.

 

Egli si aspettava che la situazione sarebbe diventata sempre piu’ difficile nell’imme-diato futuro, poiche’ il ritmo delle operazioni armate contro le forze statunitensi si era andato accelerando di parecchio, raggiungendo ormai i 200 attacchi giornalieri e provo-cando dozzine di vittime anche fra i ranghi delle truppe della “coalizione” e di quelle della “guardia nazionale fantoccio”.

 

Rumsfeld affermava poi che numerosi rapporti sia americani che iracheni gli avevano rivelato un deterioramento nella situazione della sicurezza in Irak e una caduta nel mo-rale delle truppe dovuta all’aumento nelle perdite materiali.

 

Accennava poi che anche nei ranghi statunitensi si stavano avendo gravi perdite mate-riali, poiche’ gli americani stavano ormai perdendo una media di almeno 30 veicoli alla settimana, con un continuo impoverimento della loro potenzialita’ bellica.

 

Rumsfeld rivelo’ inoltre che proprio adesso la Resistenza era riuscita ad impossessarsi di mucchi di recentissimi armamenti americani, compreso artiglierie, lanciarazzi e arma-mento antiaereo, e che il comando americano aveva espresso il timore che tali armi sa-rebbero ben presto servite ad incrementare i movimenti della violenza e le operazioni della Resistenza.

 

Secondo quanto riferisce la rivista al-Urbu’, Rumsfeld verso la fine del suo rapporto esortava a continuare il dialogo con Saddam Hussein e i suoi sostenitori onde rag-giun-gere una formula che conducesse ad una tregua temporanea tale da consentire la discus-sione di proposte da entrambe le parti.

 

La rivista al-Urbu’ ha ottenuto da una fonte americana degna di fiducia il verbale della conversazione svoltasi fra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld. Ecco il verbale di tale incontro:

 

 

Verbale dell’incontro fra il Presidente Saddam Hussein ed il Segretario americano

                                       della Difesa Donald Rumsfeld.

 

 

All’inizio dell’incontro il Presidente Saddam Hussein apparve estremamente calmo. E-gli era forse sorpreso dalla visita di Rumsfeld, ma non mostro’ alcun segno di nervosi-smo. La discussione fu iniziata da Rumsfeld.

 

Rumsfeld: ho voluto incontrarLa per discutere insieme la situazione irachena. Siamo entrati in contatto con alcuni dei Suoi sostenitori entro e fuori l’Irak, ed essi ci hanno consigliato di ascoltarLa.

 

Saddam Hussein: E cosa volete da me? Il vostro esercito ha occupato il territorio della nobile nazione irachena; avete abbattuto il regime in carica senza alcuna base legale; avete attaccato la sovranita’ di una nazione indipendente, libera e sovrana; e avete com-messo crimini che la Storia registrera’ come testimonianza a carico della vostra civilta’ lorda di sangue.  E dopo tutto questo, che altro volete?

 

Rumsfeld (cercando di dissimulare la rabbia): non serve a niente ora rinvangare il pas-sato. Io sono venuto qui con il preciso scopo di presentarLe un’offerta chiara e specifica e desidero da Lei una risposta chiara e specifica.

 

Saddam Hussein (in tono canzonatorio): Suppongo che Lei sia venuto per scusarsi e per restituire l’autorita’ agli iracheni.

 

Rumsfeld: Non abbiamo niente di cui scusarci. Lei era un pericolo per i vostri vicini. Lei stava tentando di procurarsi armi destinate a distruzioni di massa. Era percio’ natu-rale che noi ci facessimo avanti per aiutare il popolo dell’Irak a liberarsi dai pericoli cui era stato soggetto per piu’ di trent’anni.

 

Saddam Hussein: So che in fatto di storia Lei e’ un ignorante e so anche che il Suo pre-sidente non lo e’ meno di Lei. Ma sembra che a forza di dire bugie abbiate cominciato a crederci voi stessi. Se per “i nostri vicini” Lei allude alla Entita’ Sionista, ebbene sí, noi eravamo veramente un pericolo per essa, perche’ ci stavamo preparando a liberare la no-stra terra di Palestina che essa aveva saccheggiato. Questo e’ un dovere per qualsiasi arabo, e non solo per gli iracheni, perche’ quella terra e’ araba e la sua gente e’ araba, e i sionisti non hanno fatto altro che occuparla. Essi sono piovuti qui da tutte le parti del mondo con l’aiuto vostro e con quello di tutte le potenze coloniali. Ma se Lei vuole in-tendere il Kuwait, allora Le chiedo: dal Kuwait vi siete ritirati, oppure no?

 

Rumsfeld: Si tratta di uno sbocco di sicurezza. Inoltre fra noi, il Kuwait e gli altri Stati del Golfo vi sono accordi di sicurezza. Siamo venuti qui perche’ essi ci hanno chiesto di difenderli dalle vostre minacce.

 

Saddam Hussein: Non Le sembra un po’ buffo incaricare il lupo di far da guardiano al-le pecore?  Il popolo del Kuwait e’ un popolo arabo, ed il Kuwait e’ territorio iracheno.  Percio’ Le chiedo di andare a leggere bene la storia, anche se so che non la afferrera’ mai.

 

Rumsfeld: Basta con queste chiacchiere. Io Le sto offrendo…

 

Saddam Hussein (interrompendolo): Prima che Lei mi offra la Sua merce scadente, vo-glio chiederLe: le armi di distruzione le avete trovate, si o no?

 

Rumsfeld (imbarazzato): Finora non le abbiamo trovate, ma un giorno le troveremo senz’altro. Lei vuole negare di aver avuto l’intenzione di fabbricare una bomba nuclea-re?

 

Saddam Hussein: Non abbiamo armi di distruzione dal 1991. Eravamo sinceri quando parlavamo col Gruppo Internazionale di Ispezione ed eravamo sinceri nelle nostre lette-re a Kofi Annan. E questi fatti voi li sapete, ma eravate alla ricerca di qualche falsa scu-sa per occupare l’Irak e rovesciare le sue autorita’ legittime.

 

Rumsfeld: Gli iracheni ci hanno accolto a braccia aperte e ci hanno dato il benvenuto, e il motivo di cio’ erano le pratiche sanguinarie del Suo regime durante tutti gli anni che Lei ha governato l’Irak.

 

Saddam Hussein: La prego, Mr. Rumsfeld: finiamola con le bugie. Quelli che hanno aperto le cascate del sangue sulla terra dell’Irak siete voi. Voi avete complottato contro di noi e siete venuti qui portandovi appresso dei traditori per affidare loro il governo della grande terra dell’Irak.

 

Rumsfeld:  Quelli che Lei chiama traditori sono stati scelti come capi dal popolo ira-cheno con mezzi democratici ed elezioni pulite, quali non si erano mai avute finche’ go-vernava Lei.

 

Saddam Hussein: So bene che siete arrivati con una banda di traditori, con [Jalal] at-Talibani in prima linea (ride con ironia). Il Grande Irak governato da at-Talibani e da al-Ja’fari: ci puo’ essere qualcosa di piu’ ridicolo?

 

Rumsfeld (trattenendo a fatica la rabbia): Lei si trova in isolamento e non sa niente di quello che accade fuori. Gli iracheni sono stati liberati dalla Sua oppressione. Se per strada vedessero Lei o qualcuno dei Suoi uomini, vi ucciderebbero!

 

Saddam Hussein: E io Le garantisco che se Lei rendesse noto dove si trova in Irak, e la Resistenza lo venisse a sapere, non ne uscirebbe vivo…  Voglio darLe un consiglio che puo’ anche passare al Suo stupido presidente: gli dica di mettere in salvo quel che resta dei suoi soldati. La morte li attende dovunque, e la storia non lo perdonera’.

 

Rumsfeld: Io sono venuto per parlarLe delle operazioni terroristiche che i Suoi uomini stanno istigando e compiendo. I Suoi uomini hanno recentemente effettuato uno sporco attacco contro la prigione di Abu Ghurayb nel corso della quale piu’ di 50 americani so-no rimasti uccisi o feriti, uccidendo anche parecchi dei detenuti, in carcere con varie im-putazioni. I Suoi uomini ricevono aiuto da terroristi di ogni angolo del mondo e stanno minacciando la riuscita dell’esperimento democratico in Irak.

 

Saddam Hussein: Cosa e’ che Lei vuole esattamente?

 

Rumsfeld: Io Le faccio un’offerta, e cioe’ che Lei verra’ rilasciato e potra’ scegliersi li-beramente una localita’ d’esilio in qualsiasi paese di suo gradimento, a condizione che Lei si presenti alla televisione e dichiari di condannare il terrorismo e ordini ai Suoi uo-mini di cessare dal compiere atti terroristici.

 

Saddam Hussein: Il Suo presidente L’ha autorizzata a farmi tale offerta?

 

Rumsfeld: Si, quest’offerta e’ stata concordata in un incontro cui hanno preso parte il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario di Stato ed il capo dei Servizi di Informazio-ne. Ed io sono stato autorizzato a farLe quest’offerta.

 

Saddam Hussein: Quest’offerta e’ uno scherzo.

 

Rumsfeld (con un sospiro): Siamo anche disposti a far entrare nel governo elementi a Lei vicini.

 

Saddam Hussein: E che altro?

 

Rumsfeld: Le sara’ dato un generoso appoggio finanziario e verra’ assicurata la prote-zione per Lei e per la Sua famiglia in un paese di Sua scelta.

 

Saddam Hussein: Vuole ascoltare le condizioni mie?

 

Rumsfeld: Ne sarei lieto.

 

Saddam Hussein (con aria arrogante e di superiorita’): Quel che voglio da voi in primo luogo e’ che fissiate un programma per il vostro ritiro dall’Irak, che vi impegniate a cio’ davanti al mondo intero, e che il vostro ritiro abbia inizio immediatemente.

 

Secondo: Chiedo l’immediato rilascio di tutti i prigionieri iracheni e arabi dalle carceri che avete stabilito e nelle quali avete privato della loro liberta’ decine di migliaia di ira-cheni onorati.

 

Terzo: Chiedo che vi impegniate a concedere il risarcimento totale delle perdite materia-li sofferte dal popolo iracheno in conseguenza della vostra aggressione contro il nostro paese a partire dalla Madre delle Battaglie del 1991 e fino al presente. Accetto l’assi-stenza di un comitato arabo od internazionale per la valutazione di dette perdite.

 

Quarto: Chiedo che restituiate i soldi che voi ed i vostri uomini avete rubato dalle ric-chezze dell’Irak e dal suo petrolio, e in particolare quel criminale di [L. Paul] Bremer e la sua gang di traditori e di rinnegati.

 

Quinto: Chiedo la restituzione degli oggetti d’arte che avete rubato e avete passato alla mafia archeologica. Sono tesori la cui importanza va oltre tutti i valori monetari del mondo, perche’ racchiudono la storia dell’Irak e della sua civilta’. Voialtri - e’ vero - non possedete ne’civilta’ ne’ storia, perche’ il vosto paese abbraccia solo l’arco di qual-che centinaio d’anni, ma questo non vale a giustificare i vostri furti ed il vostro odio per la civilta’ dell’Irak e per le sue ricchezze.

 

E sesto: dovete consegnare le armi di distruzione - se ne avete trovate - e restituirci le vite di tutti i martiri nostri che vi siete prese, e restituire l’onore delle nobili donne ira-chene che avete disonorato.

 

Rumsfeld: Questo cosa sarebbe: uno scherzo?

 

Saddam Hussein: No, e’ un’amara realta’. Una realta’ che Lei, Mr. Rumsfeld, conosce anche troppo bene. Voi avete commesso il piu’ grande crimine della storia nei confronti di un pacifico paese arabo. Ci siamo gia’ incontrati intorno al 1980. Lei ricorda le vostre offerte?

 

Rumsfeld: Finiamola di parlare del passato. Noi stiamo ora rivedendo il nostro atteggia-mento nei confronti vostri e nei confronti di molte forze che nel passato ci sono state ostili. Abbiamo deciso di allacciare un dialogo con islamici moderati e non abbiamo obiezioni contro il fatto che essi giungano al potere attraverso le urne elettorali. E - cosa ancor piu’ importante - abbiamo deciso di avviare un dialogo con organizzazioni ‘ter-roristiche’ come gli Hamas, la Jihad Islamica e la Hizb Allah, la quale e’ filo-iraniana, ed anche con altre organizzazioni fondamentaliste del mondo intero. Abbiamo persino un piano per entrare in contatto col movimento dei talebani dell’Afghanistan per studia-re la possibilita’ della loro partecipazione al potere, in cambio della loro rinunzia alla lotta armata.

 

Saddam Hussein: Questo significa che avete cominciato a rivedere il vostro errato mo-do di procedere?

 

Rumsfeld: Si tratta solo di uno sviluppo naturale degli avvenimenti. Stiamo facendo di tutto per diffondere la democrazia in tutti i paesi ed in tutti i movimenti soggetti alla ti-rannia.

 

Saddam Hussein: Se siete sinceri vi auguro il successo. Pero’ conosco le vostre mire. E se siete veramente sinceri, allora voi ed i vostri alleati dovete subito cominciare a ritirar-vi dall’Irak. E dovreste pure abbandonare il vostro atteggiamento di sostegno di Israele. Ma so anche che il vostro presidente ha la testa dura, e’ arrogante, e non dice la verita’.

 

Rumsfeld: E’ un presidente democraticamente eletto, e non un capo di governo sangui-nario come Lei.

 

Saddam Hussein: Il terrore e’ il vostro prodotto, e la menzogna il vostro metodo.

 

Rumsfeld: Questa offerta e’ per Lei un’opportunita’ storica. Lei verra’ rilasciato e noi La consulteremo in qualunque cosa si riferisca alle faccende irachene. Ma se Lei rifiuta quest’offerta, l’occasione non si ripetera’.

 

Saddam Hussein: Non sono alla ricerca di occasioni. Non sto cercando una strada per salvare il mio collo dal capestro che avete rizzato per l’Irak. Se avessi voluto cio’, avrei accettato l’offerta dei russi ed avrei salvato dal martirio i miei figli e mio genero. Non so nemmeno cosa e’ avvenuto della mia famiglia, delle mie figlie e dei miei nipotini. Ma - mi creda - ogni cittadino iracheno e il destino del mio grande paese mi stanno piu’ a cuore di me stesso e della mia famiglia.

 

Attraverso vostri emissari mi avete gia’ offerto che, se dichiaravo che le armi di distru-zione di massa erano state contrabbandate in Siria, in cambio mi avreste lasciato andare. Ho rifiutato questo allora e torno a rifiutarlo adesso.

 

Rumsfeld: Non voglio un rifiuto da Lei. Voglio che ci pensi su. Al momento attuale noi stiamo rivedendo il nostro atteggiamento. Vogliamo che cessi questo spargimento di sangue da entrambi i lati. Ed e’ per questo che abbiamo fatto quest’offerta al difuori del-la logica della forza, e non di quella della debolezza.

 

Come segno delle nostre buone intenzioni abbiamo chiesto a Jalal at-Talibani di rila-sciare una dichiarazione di rinunzia a qualsivoglia intento di giustiziarLa. Siamo pronti a rivedere tutti i nostri atteggiamenti circa la sistemazione politica dell’Irak nel suo complesso e a discutere questa faccenda con Lei e con i Suoi uomini.

 

Saddam Hussein: Siete pronti a ritirarvi, si o no?

 

Rumsfeld: Possiamo anche discutere un nostro nuovo spiegamento. Le basi delle nostre forze sono state predisposte per una lunga permanenza. Potremmo ritirarci dalle strade e dalle citta’, ma resteremmo nelle nostre basi per qualche tempo.

 

Saddam Hussein: Insomma, voi volete un altro che vi faccia da spalla, da aggiungere agli altri vostri tirapiedi. No, Mr. Rumsfeld; non dimentichi che Lei sta parlando con Saddam Hussein, il Presidente della Repubbica dell’Irak.

 

Rumsfeld: Ma il potere Lei l’ha perso.

 

Saddam Hussein: Non mi resta che l’onore, e l’onore non si compra e non si vende.

 

Rumsfeld: Ma la vita non ha prezzo.

 

Saddam Hussein: La vita non vale nulla senza l’onore. Quando voi avete calpestato il suolo dell’Irak voi l’avete depredato del suo onore, e noi riconquisteremo il nostro ono-re sia che Saddam Hussein rimanga sia che egli muoia da martire.

 

Rumsfeld: I Suoi sostenitori, con i quali abbiamo discusso, ci hanno detto che la prima e l’ultima decisione toccava a Lei. Si attendevano essi da Lei questa reazione?

 

Saddam Hussein: Senz’altro. Essi sapevano bene che Saddam Hussein non avrebbe ar-retrato a spese del suo paese e del suo onore.

 

Rumsfeld: La Storia La terra’ responsabile per il sangue che viene versato in Irak.

 

Saddam Hussein: La Storia, invece, giudichera’ voi per i vostri crimini. Io vi avevo av-vertito che sui muri di Baghdad vi sareste suicidati. Vorrei proprio che andaste a Londra a dare un’occhiata ai documenti del Ministero degli Esteri britannico per imparare qual-cosa sulla lotta del popolo iracheno contro i vostri amici inglesi che ora stanno ripetendo i loro errori di un tempo e combattono al vostro fianco. Il popolo iracheno e’ un popolo ostinato che non teme la morte. La Resistenza e’ piu’ forte di quanto immaginiate. Vi prometto che ne vedrete ancora delle belle.

 

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Fonti:

 

http://www.albasrah.net/maqalat_mukhtara/arabic/0505/sadam_lqa_020505.htm

 

http://www.elosboa.com/elosboa/issues/423/0401.asp